Sweet Death Daniele Radini Tedeschi.

Sweet Death, Padiglione Guatemala alla Biennale di Venezia 2015

Adriana Montalto ha affrontato, durante la sua lunga carriera artistica, molte tematiche, affidandosi a diversi mezzi espressivi e sperimentando nuove ed antiche tecniche. L’artista partecipa alla 56ª edizione della Biennale d’arte di Venezia con un’installazione realizzata appositamente per il Padiglione del Guatemala e, dunque legata concettualmente alla tematica dello stesso. Attraverso quest’opera, Montalto si distacca dalla produzione artistica antecedente – caratterizzata, per la maggior parte, da sculture in bronzo e dipinti – e dimostra di possedere un’ispirazione in grado di condurla incessantemente a nuovi esiti e risultati.

L’installazione che l’artista presenta in questa prestigiosa occasione ha come titolo “Le farfalle di Belén” (2015), ed è composta da 200 farfalle realizzate in alluminio. Il titolo dell’opera è un chiaro richiamo ad uno degli eventi di maggior clamore nella storia del Festival di Sanremo, ossia la sfilata di Belén Rodriguez, che mostrò in diretta il suo tatuaggio inguinale a forma di farfalla. Se la modella e conduttrice argentina si difese definendosi come “la donna delle provocazioni”, il titolo dell’installazione appare altrettanto provocatorio, dal momento che collega all’ambito del gossip un’opera dai significati in realtà molto stratificati.

Le 200 componenti dell’installazione sono divise in grandi, medie e piccole, con dimensioni che variano dai 10 ai 15 cm. Le farfalle, oltre ad avere misure diverse, sono dipinte in modo che, in base al criterio cromatico, si possono distinguere in tre soggetti dissimili. L’installazione prevede che questa moltitudine di lepidotteri metallici siano applicati sulle pareti creando, tramite il loro affastellamento programmato, uno sfondo caratterizzato dalla motilità e dalla vibrazione cromatica. Infatti, attraverso i giochi di colore e le loro corrispondenze e tramite le sovrapposizioni materiche del metallo, si viene a creare un supporto verticale lungo il quale la luce scivola e si insinua alternativamente, esplorando i pieni e i vuoti della composizione. Sebbene tra una farfalla e l’altra si possano intravedere degli spazi di risulta, l’installazione è contraddistinta da un horror vacui che impregna e definisce ogni elemento della composizione. La stratificazione di elementi ricorda gli esperimenti di Damien Hirst con le farfalle, come ad esempio, la gigantesca opera composta da farfalle vive, esposta durante una mostra/scandalo alla Tate Modern di Londra (2012). Precedentemente, aveva già fatto clamore la tela “I Am Become Death, Shatterer of Worlds” (2006), realizzata sempre con le ali di questi animali. Nell’opera di Adriana Montalto è assente questa componente sperimentale ma, tuttavia, gli effetti pittorici e plastici della sua installazione risultano simili a quelli delle opere di Hirst.

Se ci avviciniamo alla parete possiamo chiaramente discernere quali siano gli elementi che distinguono una farfalla dall’altra. Prima di tutto, ogni componente dell’installazione è stata realizzata e dipinta a mano, con un procedimento complesso ed impegnativo, che ha occupato l’artista per lunghi mesi; questa modalità artigianale fa sì che ogni farfalla sia diversa dall’altra e restituisce alla manualità dell’artista l’importanza che, a causa dell’uso indiscriminato delle tecnologie, è andata negli ultimi decenni sempre più a scemare.

Il primo tipo di farfalla si caratterizza per le piccole dimensioni e per l’accuratezza della stesura pittorica; la forma di questo insetto assume dei contorni molto netti, con una geometrizzazione che tende a dare maggiore spazio alla linea retta e alla sagoma triangolare, piuttosto che alle linee ondulate e mosse. Il corpo e le antenne della farfalla sono costruiti in maniera semplificata – la stilizzazione delle forme è una delle caratteristiche della scultura di Montalto – mentre maggiore rilievo è dato alla colorazione delle ali. In questi insetti, il colore delle ali è il risultato di colori fisici e di colori chimici e degli effetti della rifrazione della luce sulla microstruttura delle squame. Il colore delle loro ali non è mai casuale, ma è legato ad una strategia adattativa di sopravvivenza: infatti, se è simile a quello dell’ambiente in cui vivono, gli animali possono passare inosservati e mimetizzarsi. ln questo caso, la farfalla assume delle tonalità che variano dall’arancione, al marroncino, al bianco, al nero, suggerendo una provenienza da un habitat boschivo. L’insetto presenta i caratteristici “finti occhi”, un altro espediente di sopravvivenza utilizzato per spaventare il predatore. La stesura pittorica non tralascia le venature delle fragilissime ali e risulta estremamente verosimile.

Il secondo tipo di farfalla dell’installazione condivide con il primo la forma geometrica, ma si differenzia per dimensioni e colore. Il corpo dell’insetto è contraddistinto dalla consueta stilizzazione, ma presenta due strisce rosse orizzontali vicine alla testa. Le ali sono cromaticamente variopinte più che nel tipo di farfalla precedente, ed aggiungono ai colori della terra il rosa, il verde acqua, il violetto, il fucsia ed il giallo. Una serie di piccoli puntini neri sono sparpagliati lungo tutta la sottile membrana che, nonostante la sua reale consistenza metallica, risulta sottile ed impalpabile.

Il terzo tipo di farfalla è quello che rappresenta il soggetto nel modo più fantasioso ed elaborato. I contorni dell’insetto, infatti, assumono qui un andamento curvilineo e mosso, abbandonando la geometricità dei due modelli precedenti. Il corpo dell’insetto è raffigurato sempre nello stesso modo ma, questa volta, presenta vicino alla testa due strisce orizzontali, di colore chiaro. Le tonalità che le ali assumono sono sgargianti, tendenti all’arancione, al verde acqua, al bianco e al nero. I colori creano, attraverso la loro disposizione, dei disegni complessi ed arditi, che richiamano quelli che rivestono effettivamente le squame delle farfalle esotiche.

Butterfly

II soggetto animale, le modalità di esecuzione, l’eleganza e la leggiadria del risultato affondano le radici nelle raffinatezze che la corrente dell”‘Art Nouveau” (o “liberty” in Italia) portò in Europa tra fine Ottocento e inizio Novecento. ln particolare, Adriana Montalto sembra aver trovato una fonte di ispirazione nelle creazioni dell’orafo francese René Lalique (1860-1945), celebre per le raffigurazioni di elementi naturali, vegetali, animali e per i nudi femminili. Tra i gioielli più famosi di Lalique vi sono quelli raffiguranti libellule, realizzati con oro, smalti e pietre. L’artista ideò anche delle farfalle, il cui corpo ha tuttavia le sembianze di una donna dalle forme sinuose. Le farfalle di Adriana Montalto condividono con le creazioni dell’orafo francese la leggerezza e la Preziosità, unite ad una policromia perfettamente calibrata. Del resto, il soggetto si Presta in modo ottimale ad un’esecuzione improntata alla raffinatezza e alla leggiadria, sia per la fragilità costitutiva che abitualmente gli si attribuisce, sia per i significati simbolici che assume nella tradizione popolare.

Sin dall’antichità, la farfalla ha acquisito un’accezione ambivalente: vista come una figura magica, essa veniva associata, da un lato, al mondo solare e positivo della vita, dall’altro, a quello oscuro, enigmatico e negativo della morte. ln entrambi i casi, comunque, il suo significato simbolico deriva dalla metamorfosi che questo insetto compie nel corso del suo ciclo vitale. La farfalla, infatti, attraversa alcuni stati prima di diventare tale ed è l’unica creatura a seguire questo iter dall’uovo emerge il bruco che in seguito diviene crisalide ed infine farfalla. La farfalla è dunque solamente lo stadio ultimale di un processo di trasformazione: “La farfalla, infatti, non è propriamente un animale ma solamente l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente portante essenza di un animale È la forma festosa, nuziale, insieme creativa e caduca di quell’animale che prima era giacente crisalide e, ancor prima che crisalide affamato bruc031” Per questo motivo, la creatura rappresenta metamorfosi, rinascita e, in modo figurato, il sentiero evolutivo della nostra anima che, da una condizione terrena (simboleggiata dal bruco), accede per gradi alla vita ultraterrena (rappresentata dalla farfalla). Oltre questo significato “paradisiaco”, nel passato le si attribuiva come abbiamo detto, anche un aspetto crepuscolare: ad esempio, la farfalla Acherontia atropos o “Testa di Morto” veniva associata ai defunti e, per via delle sue caratteristiche, era considerata già dagli antichi romani portatrice di morte. Attraverso il colore delle ali delle farfalle si prevedevano inoltre buoni o cattivi raccolti e benedizioni o sciagure: se queste erano chiare sarebbero arrivate buone notizie, se invece erano scure preannunciavano problemi e disastri. La metamorfosi del lepidottero ricorda inoltre il processo alchemico di trasformazione da materia grezza a prezioso contenitore.

Le farfalle di Adriana Montalto, dunque, si accordano perfettamente al tema generale della mostra diretta dal Dott. Daniele Radini Tedeschi, improntata al concetto di “dolce morte”. Infatti, attraverso la polarità dei loro significati (da un lato paradisiaco, dall’altro mortifero), le farfalle di Montalto diventano il simbolo di un trapasso e di una rinascita che possono essere, allo stesso tempo, salvifiche e terrifiche. Il loro significato è rafforzato dalle opere che le circondano e l’assetto scenografico dell’installazione non fa che aumentarne l’impatto visivo. Come diceva Kafka, riferendosi proprio alle farfalle: “L’arte vola intorno alla verità, ma con la decisa intenzione di non bruciarsi. La sua abilità consiste nel trovare, nel vuoto oscuro, un luogo dove poter saldamente afferrare il raggio della luce prima che ciò venga riconosciuto”.

L’opera è disponibile.
Per maggiori informazioni è possibile Contattare Adriana Montalto

di Arianna Fantuzzi
tratto da  Sweet Death
56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia
Padiglione Nazionale Guatemala
a cura di Daniele Radini Tedeschi
Editoriale Giorgio Mondadori